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Ormai è quasi un anno che non viene scritto un articolo in questo blog. Ho deciso di ricominciare, ma in modo diverso…

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Vivere senza sforzo, creatività (Krishnamurti)

Per la maggior parte di noi, tutta la vita si basa su uno sforzo, su una forma o l’altra di volizione. Non riusciamo a concepire un’azione senza volizione, senza sforzo. La nostra vita sociale, economica, e quella cosiddetta spirituale consistono in una serie di azioni finalizzate, che culminano sempre in certi risultati. E noi pensiamo dunque che uno sforzo sia essenziale, indispensabile.

Ma cosa ci spinge a fare sforzi? Non è forse, in parole povere, il desiderio di conseguire un risultato, di diventare qualcosa, di raggiungere un obiettivo? Se non ci impegniamo in qualcosa, temiamo di ristagnare. Abbiamo un’idea del fine che ci sforziamo costantemente di raggiungere; e quello sforzo è divenuto parte della nostra vita. Se vogliamo trasformare noi stessi, se desideriamo produrre in noi un cambiamento radicale, facciamo uno sforzo tremendo per eliminare le vecchie abitudini, per resistere alle influenze solite dell’ambiente circostante e così via. Dunque, siamo abituati a questa serie di sforzi allo scopo di trovare o raggiungere qualcosa, anzi, più in generale, allo scopo di vivere.

Ma un simile sforzo non è forse tutto frutto dell’attività del sé?

Non è forse lo sforzo un’attività egocentrica?

Se lo sforzo nasce dal centro del sé, finisce inevitabilmente per produrre ulteriore conflitto, confusione, infelicità. E tuttavia, continuiamo a fare uno sforzo dopo l’altro.

Pochissimi tra noi si rendono conto del fatto che l’attività egocentrica propria dello sforzo non serve a risolvere alcun problema; al contrario, acuisce la nostra confusione, infelicità, sofferenza. Sappiamo che è così, eppure continuiamo a sperare di riuscire in qualche modo a superare l’attività egocentrica insita nello sforzo, l’azione della volontà.

Credo che comprenderemo il significato della vita se comprendiamo cosa significa fare uno sforzo.

Attraverso lo sforzo si realizza forse la felicità?

Avete mai provato a essere felici?

E’ impossibile, non è così?

Ci si sforza di essere felici, ma la felicità non arriva mai.

La gioia non si ottiene sopprimendo, controllando o soddisfacendo i desideri.

Potete dare libero sfogo ai vostri desideri’ ma alla fine resta l’amarezza.

Potete sopprimerli o tenerli sotto controllo, ma il conflitto è sempre in agguato.
Dunque la felicità non scaturisce da uno sforzo, né si può ottenere attraverso il controllo e la soppressione dei desideri. Ciò nonostante, tutta la nostra vita consiste in una serie di rinunce forzate, di controlli, di cedimenti che poi si rimpiangono. E inoltre siamo costantemente sopraffatti e in lotta con le nostre passioni, con la nostra avidità e stupidità. Si può forse negare che ci affanniamo, lottiamo, ci sforziamo nella speranza di trovare la felicità, di trovare qualcosa che ci dia un senso di pace e di amore?

Ma possono l’amore e la comprensione nascere dal conflitto?

Credo sia molto importante chiarire cosa intendiamo per lotta, conflitto o sforzo.

Lo sforzo non costituisce forse una lotta per cambiare ciò che è in ciò che non è, oppure in ciò che dovrebbe essere o dovrebbe diventare? In altri termini, lottiamo costantemente per evitare di affrontare ciò che è, o cerchiamo di allontanarcene, oppure ci sforziamo di trasformarlo o modificarlo. Un individuo veramente contento è colui che comprende ciò che è e attribuisce ad esso il giusto significato. Quella è la vera letizia; non dipende dal possesso di un numero maggiore o minore di oggetti, ma dalla comprensione totale del significato di ciò che è; e ciò si può verificare soltanto quando si riconosce ciò che è, quando se ne è consapevoli, non quando si cerca di modificarlo o cambiarlo.
Lo sforzo consiste quindi in una lotta per trasformare ciò che è in quel che desideriamo che sia. Mi riferisco qui a una lotta di natura psicologica, non allo sforzo per risolvere un problema concreto, come ad esempio nel campo dell’ingegneria, in cui scoperte e trasformazioni sono puramente tecniche.

Sto parlando soltanto di quella lotta che è psicologica e che finisce sempre per prevalere sulle questioni tecniche. Si può edificare con la massima cura una splendida società, utilizzando le infinite conoscenze che la scienza ci ha fornito. Ma fin tanto che il conflitto e la lotta psicologici non vengono compresi, e le implicazioni e le dinamiche psicologiche non vengono superate, la struttura della società è destinata a crollare, come è accaduto più volte nel corso della storia.

Lo sforzo è una distrazione da ciò che è. Nel momento in cui accetto ciò che è, la lotta cessa. Qualunque forma di lotta o di conflitto è sintomo di distrazione; e la distrazione, che si identifica con lo sforzo, sussiste inevitabilmente fin tanto che psicologicamente coltivo il desiderio di trasformare ciò che è in qualcosa di diverso.

Innanzitutto dobbiamo essere liberi di percepire il fatto che la gioia e la felicità non si realizzano mediante uno sforzo. La creazione nasce dallo sforzo o piuttosto dalla cessazione dello sforzo? Quand’è che si scrive, si dipinge o si canta? Quand’è che si crea? Non c’è dubbio: quando non ci si sforza di farlo, quando si è completamente aperti, quando a tutti i livelli si è in comunicazione totale, completamente integrati. Solo allora c’è gioia e si può dunque cantare o comporre una poesia o dipingere o dare forma a qualcosa. Il momento della creazione non nasce dalla lotta.

Forse, se afferriamo la questione della creatività, saremo in grado di comprendere cosa intendiamo per sforzo. La creatività è il risultato di uno sforzo? Siamo consapevoli nei momenti in cui siamo creativi? Oppure la creatività è una sensazione di totale dimenticanza di sé, quella che si prova quando non c’è tumulto, quando si è del tutto inconsapevoli del movimento del pensiero, quando c’è solo completezza, pienezza, ricchezza dell’essere? E’ tale stato il frutto di un travaglio, una lotta, un conflitto, uno sforzo? Non so se avete mai notato che, quando si fa qualcosa con facilità, rapidamente, non c’è sforzo, ogni traccia di lotta è assente; ma poiché le nostre vite sono per lo più una sequenza di battaglie, conflitti e lotte, non riusciamo a immaginare una vita, uno stato dell’essere, in cui ogni contrasto sia pienamente acquietato.

Per comprendere questo stato dell’essere privo di contrasti, questo stato di esistenza creativa, è certo che bisogna esaminare l’intero problema dello sforzo. Per sforzo intendiamo la lotta per autorealizzarsi, per diventare qualcosa, non è così? Sono questo e voglio diventare quello; non sono quello, e voglio diventarlo. Nel diventare “quello” è implicito il contrasto, la battaglia, il conflitto, la lotta. In questa lotta la nostra preoccupazione principale è, inevitabilmente, l’autorealizzazione attraverso il conseguimento di un fine; noi la cerchiamo in un oggetto, in una persona, in un’idea, e ciò richiede una costante battaglia, lo sforzo di diventare, di realizzare. Dunque, lo sforzo ci appare inevitabile; ma mi chiedo se lo sia davvero: è proprio inevitabile lottare per diventare qualcosa? Da cosa ha origine tale lotta? Dovunque ci sia desiderio di autorealizzazione, in qualunque misura e a qualunque livello, c’è, per forza di cose, lotta.
L’autorealizzazione è il motivo, la spinta dietro lo sforzo; che si tratti del grande dirigente, della casalinga o del povero, in tutti c’è la stessa battaglia per diventare, realizzare, andare avanti.
Ma da dove scaturisce questo desiderio di autorealizzazione? Ovviamente il desiderio di realizzarsi, di diventare qualcosa, sorge quando si ha la consapevolezza di non essere nulla. Poiché non sono nulla, poiché sono inadeguato, vuoto, intimamente povero, lotto per diventare qualcosa; esternamente o internamente lotto per realizzarmi in una persona, in una cosa, in un’idea. L’intero processo della nostra esistenza consiste nel riempire quel vuoto. Essendo consapevoli del nostro essere vuoti e intimamente poveri, lottiamo o per accumulare oggetti esterni o per coltivare ricchezze interiori. C’è sforzo soltanto quando si cerca di sfuggire a quel vuoto interiore attraverso l’azione, la contemplazione, l’acquisizione, il successo, il potere, e così via. E’ questa la nostra esistenza quotidiana. Sono consapevole della mia inadeguatezza, della mia povertà interiore, e lotto per sfuggirla o per colmarla. Ma la fuga, l’eviramento, il tentativo di occultare il vuoto, comportano lotta, conflitto, sforzo.

Ma cosa succede se non si fa alcuno sforzo per fuggire? Si vive con quella solitudine, quel vuoto; e nell’accettare il vuoto si scopre che ciò fa emergere uno stato creativo che non ha nulla a che fare con la lotta, con lo sforzo. Lo sforzo sussiste solo fin tanto che cerchiamo di evitare la solitudine, il vuoto interiore, ma quando ci soffermiamo a osservare tale solitudine, quando accettiamo ciò che è senza evitarlo, scopriamo che a quel punto si realizza uno stato dell’essere in cui ogni contrasto è pienamente acquietato, uno stato che è creatività, e non il risultato di una lotta.

Quando si ha comprensione di ciò che è – il vuoto, l’inadeguatezza interiore – , quando si vive con quella inadeguatezza e la si comprende appieno, ecco realizzarsi la realtà creativa, l’intelligenza creativa che sola porta felicità.

Perciò l’azione, così come la conosciamo, è in realtà reazione, un divenire incessante che è negazione, evitamento di ciò che è.

Ma quando si ha consapevolezza del vuoto senza alternative, senza condannare o giustificare, allora nella comprensione di ciò che è ecco realizzarsi l’azione, e tale azione è l’essere creativo.

Comprenderete questo se avrete consapevolezza di voi stessi in azione.

Osservatevi mentre agite, non solo esternamente seguite il movimento dei vostri pensieri e sentimenti Quando avrete raggiunto la consapevolezza di tale movimento, vi accorgerete che il processo di pensiero, che comprende anche sentimento e azione, si basa su un’idea di divenire. Questa sorge soltanto quando c’è un senso di insicurezza, che a sua volta emerge quando si è consapevoli del vuoto interiore. Se siete consapevoli dei processi del pensiero e del sentimento, vi accorgerete che c’è una costante battaglia in corso, uno sforzo per cambiare, per trasformare, per alterare ciò che è. E’ questo lo sforzo per diventare qualcosa, e diventare qualcosa è un tentativo diretto di evitare ciò che è. Attraverso l’autoconoscenza, attraverso la costante consapevolezza, scoprirete che la lotta, la battaglia, il conflitto del diventare, conducono al dolore, alla sofferenza e all’ignoranza. Solo se siete consapevoli della vostra inadeguatezza interiore e convivete con essa senza infingimenti, accettandola pienamente, scoprirete una straordinaria tranquillità, una tranquillità che non è costruita, artificiale, ma che accompagna la comprensione di ciò che è. Solo in quello stato di tranquillità c’è l’essere creativo.

Krishnamurti

E tu sai comunicare efficacemente?

Ti è mai capitato di non far capire il tuo punto di vista ad un altra persona?
Hai mai iniziato una discussione che non ha portato a nulla? Hai mai avuto una buona idea che non è stata valorizzata dalle altre persone?

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La comunicazione è un abilità fondamentale che influenza profondamente la nostra vita; ogni ambiente che frequentiamo è denso di relazioni con altre persone (lavoro, famiglia, amici, istruzione).
Conosciamo tutti una persona abile nel comunicare che riesce sempre a salvarsi per il rotto della cuffia nelle situazioni problematiche oppure riesce ad essere più incisivo quando spiega le proprie idee ad altri.
La buona notizia è che con un opportuno allenamento è possibile migliorare le proprie abilità comunicative e conseguentemente la vita di tutti i giorni, evitando litigi malintesi e rendendo le proprie comunicazioni più chiare e persuasive.

Ecco alcuni consigli pratici:

“Sentire non è altro che una facoltà permessa da uno dei nostri cinque sensi ma ascoltare è un’arte”
Frank Tyger 

Come puoi pensare di comunicare con un altra persona se non l’ascolti?
Spesso siamo talmente concentrati nel esprimere le nostre idee che non ascoltiamo nemmeno ciò che dice un altra persona.
Ognuno ha determinati schemi mentali, una propria individualità, un proprio modo di parlare e di osservare il mondo, una propria conoscenza e un livello di istruzione.

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Immagina che ogni persona appartenga ad una nazione con una propria lingua personale ed un proprio modo di comunicare. Sarai d’accordo con me che in uno scenario simile per comunicare è necessario imparare la lingua del proprio interlocutore.
Ecco, noi viviamo in un mondo simile! Ma la buona notizia è che ascoltando l’altra persona e utilizzando la sua stessa lingua è possibile migliorare enormemente le proprie abilità.

Faccio alcuni esempi:

  • Ci sono persone che ricercano il piacere nella loro vita, parlano dei loro obiettivi, dei loro desideri e di ciò che vogliono ottenere, sono motivati dalle emozioni che proveranno nel raggiungere un obiettivo e spesso non si rendono contro degli ostacoli che dovranno affrontare per raggiungerlo.
  • Altri scappano letteralmente dal dolore, cercano tutti i problemi che potrebbero affrontare e provano ad ideare una strategia per risolverli; parlano di situazioni problematiche, ostacoli da superare e problemi da risolvere.

Ora se per esempio devi far capire al primo tipo di persona che l’ iPhone è un bel telefono parlerai del suo bellissimo schermo, della possibilità di avere molti collegamenti con i computer apple, del design, di cosa si prova ad avere un telefono di nuova generazione.

Se devi trasmettere lo stesso messaggio alla seconda persona è necessario parlare di garanzia e sostituzione immediata in caso di rottura, del fatto che è possibile localizzare i propri figli se si perdono, degli ottimi materiali con cui è fatto e le basse probabilità di rottura, del impossibilità di perdere le proprie foto o file grazie ad una sincronizzazione in internet.
Il messaggio è lo stesso ma la lingua è diversa ed il modo in cui viene presentato e comunicato è diverso.
Ancora, ci sono persone che vogliono decidere a tutti i costi ed altre che sono incerte e aspettano che tu decida per loro, persone analitiche e persone sintetiche… ci sono 7 miliardi di persone diverse ed ognuno ha le proprie peculiarità che vanno ascoltate.

Canali comunicazione

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Circa il 20% della comunicazione è verbale il restante 80% è solitamente inconscio e rappresenta il tono di voce, il linguaggio del corpo, le espressioni del volto, la postura, il posizionamento nello spazio in cui si comunica.
Ci sono trattati interi che parlano del linguaggio del corpo e di questi argomenti, ma spesso ci si perde nelle pagine dimenticando una cosa fondamentale:
L’osservare l’altro mentre si comunica, siamo tutti in grado di capire il linguaggio del corpo poiché è un abilità innata presente dentro di noi (seppur migliorabile). Il fattore fondamentale è osservare l’altro mentre si comunica il resto viene da solo.
Inizialmente osserva altre persone che comunicano (è più facile perché non devi fare tante cose contemporaneamente) riuscirai a capire il 40% del discorso senza nemmeno sentire quello che dicono.

PssssssS:
Una piccola chicca è il fatto che il gesticolare con le mani anticipa di qualche secondo quello che si sta per dire 😉

Ricapitolando: la comunicazione è migliorabile e i tre fattori fondamentali sono: ascoltare gli altri, parlare il loro linguaggio; ed infine osservare le comunicazione non verbale.

Se sei interessato alla comunicazione e vuoi approfondire questo argomento ti consiglio questo libro:

corso_comunicazione

Questa dispensa racchiude una serie di contenuti per arrivare ad ottenere una maggiore comprensione della comunicazione, o per meglio dire, dei problemi che possono causare uno scorretto uso della comunicazione. Chi deve comunicare, alla fine, si troverà sempre a confrontarsi con il solito problema: “cosa dire e come dirlo”

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Ecco perchè non riesci mai ad essere il migliore in tutto:

La via del saggio è agire, ma non competere. Lao Tzu

Perché non sei come vorresti essere? Perché non sei sempre il migliore in tutto? Come mai non riesci ad avere successo in tutti i campi? Come mai ti senti brutto?
Una delle risposte a queste domande è questa:
Devi competere ! Ti hanno insegnato a competere da quando eri piccolo; devi essere il giovane più bello, il più intelligente, il più sportivo! Si geloso se qualcuno è più bravo di te!
Ti sei mai chiesto come funziona la competizione e la gelosia? E a chi giova?

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Bella questa scala? Sale al infinito, è una bellissima illusione ottica… Tu ti trovi in un determinato gradino. Qualcuno sta sopra di te, e questa cosa ti da fastidio. Ti fa continuare la lotta, il combattimento, con ogni mezzo a tua disposizione perchè se riesci a salire di un gradino non frega a nessuno se hai scalato la scala correttamente o scorrettamente.
Il successo prova che sei nel giusto, il fallimento prova che tu sei nel torto. Tutto ciò che conta è il successo, il fine giustifica i mezzi; l’intera questione è salire su per la scala; non il come. Ma non riesci a raggiungere mai la fine della scala e chi sta un gradino sopra di te crea gelosia in te, lui ha avuto successo e tu hai fallito.
Qualcuno potrebbe pensare che ha poco senso passare tutta la vita salendo scalino dopo scalino, trovando sempre qualcuno che è sopra di te e che ti sminuisce. Non puoi semplicemente saltare giù da questa scala e smettere di salire?
No, non puoi saltare. La società è veramente astuta e intelligente, ha provato e ridefinito le sue metodologie da centinaia d’anni. Perché non puoi saltare giù?
Perché qualcuno si trova nel gradino sotto il tuo e questa cosa ti da una soddisfazione tremenda!

Certamente continuando su questa strada, i come diavolo farai a raggiungere te stesso e piacere a te stesso? Essendo geloso e competitivo con tutte le persone attorno a te, continuando a guardare gli altri, continuando a cercare l’approvazione negli altri. Il mondo è troppo grande e ci sono così tante persone in competizione con tutti gli esseri umani… e tu sei li… Qualcuno ha una bellissima faccia, qualcuno ha dei bellissimi capelli, qualcuno ha un bellissimo corpo tutto proporzionato, qualcuno ha una grande intelligenza, qualcuno è un poeta, qualcuno è uno scrittore, un artista… Come hai intenzione di comportarti? Tutte queste persone che stanno sopra di te… La scala è infinita… non c’è una fine.

Ma a chi giova la competizione se le persone nella scala stanno male? Il mio amico Sandro ha spiegato egregiamente questo concetto in pochissime righe.

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Qualunque forma di energia nasce dalla contrapposizione. Nessuna contrapposizione, nessuna energia. Tu contrapponi la trave alla colonna per creare un tetto e riparo e le due generano una forza. Contrapponi una ruota all’acqua per creare movimento e nuovamente ottieni forza ed energia. La contrapposizione crea forme di energia che possono essere sfruttate e che sono giuste e lecite nella misura in cui agevolano la vita. Quando si contrappone inevitabilmente si mettono in competizione due soggetti che scontrandosi e cercando di vincersi creano energia e forza.

Ma una volta ottenute le forme di contrapposizione necessarie al bisogno che altro motivo c’è di creare contrapposizione e competizione?

Un motivo c’è. Si chiama dominio e si manifesta quando si mette in contrapposizione o in competizione la gente, i gruppi, le nazioni le une contro le altre. Chi ne trae beneficio? Ovviamente chi crea la competizione e non certo chi vi partecipa. La ruota non trae alcun beneficio dalla competizione con l’acqua, il mugnaio si.

Chi è dunque il mugnaio che mette in competizione costante la gente? Competizione economica, competizione per il lavoro, competizione per il possesso, competizione per i diritti. Il mugnaio ha fatto credere che si debba lottare e competere per avere, ma questo è falso. Semmai si deve agire, non competere.

I tuoi spazi sereni sono forse frutto di competizione? Competi con tuo figlio o con tua moglie? Competi con il musicista con cui suoni? Con l’attore che assieme a te da vita allo spettacolo? Certo che no. Con loro crei, non competi.

Pensaci quando qualcuno cercherà di convincerti che devi competere, che la tua azienda deve competere, che la tua nazione deve competere e sii certo di una cosa. Potrai solo scegliere a quel punto se essere l’acqua o la ruota, la colonna o la trave, ma non potrai scegliere altro e soprattutto non sarai più libero.

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SCALATA ALLA LIBERTÀ

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(clicca sulla foto)

Perché esistiamo? Che senso ha la vita?

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Non esiste e non si percepirebbe la sazietà se non si potesse essere affamati.
Non si sente bisogno di libertà ed essa non esisterebbe se non si potesse essere imprigionati.
Non esiste e non si percepisce il benessere fin quando non si prova il dolore…
Percepiamo una cosa solo quando proviamo il suo contrario per la prima volta…

Dualità ovunque…

L’universo esiste in quanto contrapposizione di bene e male, luce e ombra, uomo e donna… Chi siamo noi è con quale autorità possiamo dire che bene è giusto e male è sbagliato; chi può dire che la luce va bene e l’ombra no.. Senza l’altro opposto nulla esisterebbe…
Le stelle emanano calore e permettono la vita ma poi diventano il buio che risucchia e disintegra anche la luce…
Tutto è fatto di contraddizioni e opposti che cambiano in continuazione… Fissarsi su un solo polo è andare contro l’universo intero che fluttua da un opposto al altro…

Chissà se si può andare oltre la dualità …

Forse si può transitare nel mezzo…

Forse l’universo è una cosa unica senza dualità ed è fissato nel mezzo sullo 0 non è n’è positivo n’è negativo ma entrambe le cose contemporaneamente…
Forse noi abbiamo perso lo 0 come esseri umani e abbiamo iniziato a dividere e classificare tutto… a chiederci i perchè a creare dei e filosofie dalla nostra mente…

Forse le stelle, gli animali, gli alberi, l’universo; l’intera esistenza sta cantando e danzando una canzone che porta ad una determinata conclusione.

Forse noi abbiamo scordato quella canzone e dimenticato quella danza e siamo sprofondati nella follia di essere staccati e separati da questa unità…

Forse la risposta è dentro di noi visto che comunque siamo l’universo… ed è nascosta come un fiumiciattolo sotterraneo che fluisce sotto centinaia di kg di pietra… magari togliendo tutta la terra, il ciarpame e le pietre la risposta si trova… tantissime persone cercano la risposta nelle stelle, guardano verso il cielo, oltre il sistema solare… cercano dio… quando forse la direzione in cui bisogna puntare la propria consapevolezza è dentro se stessi nel più profondo angolino del proprio essere…

marco

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Pieno di energia ed in linea dopo mangiato, 10 consigli pratici

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Oggi cambio completamente tema e voglio darti qualche consiglio pratico che a me è servito molto nel alimentazione di tutti i giorni. Ci sono duemila tipi di diete per persone diverse con diversi livelli di complessità, io ti scrivo due cose semplici che puoi provare e fare tue se ti fanno stare meglio, prova, sperimenta ed osserva i risultati. Non sono consigli utili solo alle persone che vogliono dimagrire ma possono essere utilizzati da tutti per stare meglio ed essere carichi di energie.

Credo che mangiare sia un piacere per il corpo e di conseguenza ogni cibo va gustato in ogni sua sfaccettatura, quando mangi prova a non guardare la televisione, prova a non pensare a niente e a non parlare con nessuno. Concentrati su quello che hai in bocca, osserva i suoi gusti ed osserva la sua consistenza, avrai una bella sorpresa.

L’alimentazione è l’apporto di energia al corpo, dopo mangiato dovremmo essere carichi e pronti ad affrontare ogni evenienza, spesso invece siamo stanchi, pesanti e addormentati e per digerire impieghiamo ore e ore. Mentre mangi rimani concentrato su quello che hai in bocca e anche sulla “pienezza del tuo corpo” non devi stare male prima di smettere di mangiare; se ti osservi puoi capire da solo quando è il momento giusto.

Tutto ciò che si introduce nel corpo ha un effetto.

Un buon pasto è tale se non vi eccita né vi addormenta e neppure vi intossica. Dovete sentirvi rinfrescati e carichi di energia.

Se mangiate troppo tutta l’energia sarà usata per digerire e quindi il resto del copro ne sarà privato: il risultato è la sonnolenza.

l riposo eccessivo è dannoso: dovreste riposare in base all’attività che fate. Ma anche l’attività fisica eccessiva è dannosa!

Cibo e riposo sono in relazione fra loro.

Mangiate e riposate in base al vostro stile di vita e all’attività.

Bhagwan

Ogni persona è diversa e di conseguenza digerisce in modo diverso i vari alimenti, per capire cosa ti fa stare bene devi sperimentare mangiando e osservando la reazione del tuo corpo. Se è appesantito, sta male ed è stanco hai fatto qualcosa di errato.
Sulla base delle mie ricerche in libri e comunicazioni con esperti del settore posso consigliarti i seguenti punti che vanno sperimentati:

  • Non mangiare formaggio o derivati del latte
  • Non mangiare dopo le 9 di sera poiché il corpo la notte deve impiegare le proprie energie per riposare e se invece si sforza per la digestione ci si sveglia decisamente poco riposati
  • Mangia meno carne rossa possibile e non mescolare mai durante i pasti carboidrati e carni (il pesce lo puoi mangiare con i carboidrati)
  • Non mangiare dolci alla fine dei pasti, al massimo li puoi prendere come primo.
  • Mangia verdura prima dei pasti e frutta negli spuntini
  • No bibite gassate e affettati

Siamo tutti diversi, l’attività fisica che facciamo è diversa e il nostro modo di digerire è diverso, quindi la regola fondamentale che devi seguire è la sperimentazione osservando la reazione del corpo. Puoi iniziare osservando il tuo corpo prima e dopo l’applicazione dei punti scritti qui sopra oppure fai come vuoi ma osserva e trova la tua strada.

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Marco

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Le cose scritte in questo articolo sono semplici consigli offerti sulla base di letture e studi spassionati, consultare sempre il vostro medico se la vostra situazione è particolare o se avete bisogno di diete a causa di disturbi alimentari.

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marionetta

Come vieni controllato ogni giorno???
In questo articolo c’è una riflessione personale, delle strategie di manipolazione di massa di Chomsky ed esempi di applicazione delle strategie, buona lettura.

Riflessione
Delle volte non si vuole guardare in faccia la realtà perchè è scomoda, si preferisce vivere in un illusione che viene creata ad hoc per farti stare tranquillo. È bello non pensare, non preoccuparsi, prendere per vero quello che ti viene proposto senza indagare… è come vivere in un limbo dove non si è felici, non si è troppo tristi se si crede nella fiaba che viene raccontata.
Nel frattempo pian piano  viene tolto sempre qualcosa passo dopo passo perchè non si è ricettivi, non si è consapevoli e svegli.
L’individuo viene sacrificato per il bene della “società”, ma che diavolo è la società se non l’insieme degli individui?
Che società è un insieme di zombie tutti uguali senza personalità?
I politici sanno che se dicendo: tutto il potere, tutta la proprietà deve appartenere allo stato, con una dichiarazione del genere le persone storcerebbero il naso (stato inteso come 3% della popolazione che controlla la politica, finanza ed economia).
Ma indossando una maschera diversa dicono: tutto il potere e tutto il benessere deve appartenere alla società. Ma la società è un astrazione, una maschera sotto cui si cela lo stato grazie alla quale molte persone si fanno togliere pian piano ogni cosa.
È anche necessario alzare il livello di tensione nelle persone con notizie solamente marginali e negative nei media. Questo serve a far percepire un governo centrale come “necessario” per ridurre il caos e l’orrore che ti circonda. (prova a cercare le notizie buone in un TG)
Le persone tese sono pronte a combattersi in ogni momento per liberare la propria energia che tengono dentro, genitori arrivano a casa e si sfogano con la famiglia, persone per strada si insultano per ogni sciocchezza… non esistono soldati se le persone sono felici e rilassate, non esiste competizione tra nazioni se c’è amore e non rabbia nelle persone. Adesso diranno che stiamo male per colpa della Germania… che cosa stupida le nazioni ed i confini, la terra è sempre stata una e noi tutti siamo abitanti di questo pianeta che non è nostro, esso esisterà con o senza di noi… ha poco senso tracciare il territorio come fanno i cani al parco..

1- La strategia della distrazione
L’elemento primordiale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel deviare l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dei cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche, attraverso la tecnica del diluvio o inondazioni di continue distrazioni e di informazioni insignificanti.
La strategia della distrazione è anche indispensabile per impedire al pubblico d’interessarsi alle conoscenze essenziali, nell’area della scienza, l’economia, la psicologia, la neurobiologia e la cibernetica.
Mantenere l’Attenzione del pubblico deviata dai veri problemi sociali, imprigionata da temi senza vera importanza. Mantenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza nessun tempo per pensare, di ritorno alla fattoria come gli altri animali (citato nel testo “Armi silenziose per guerre tranquille”).

2- Creare problemi e poi offrire le soluzioni
Questo metodo è anche chiamato “problema- reazione- soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” prevista per causare una certa reazione da parte del pubblico, con lo scopo che sia questo il mandante delle misure che si desiderano far accettare.
Ad esempio: lasciare che si dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, o organizzare attentati sanguinosi, con lo scopo che il pubblico sia chi richiede le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito della libertà. O anche: creare una crisi economica per far accettare come un male necessario la retrocessione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.

3- La strategia della gradualità
Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, a contagocce, per anni consecutivi.
E’ in questo modo che condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte durante i decenni degli anni 80 e 90: Stato minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione in massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero state applicate in una sola volta.

4- La strategia del differire
Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria”, ottenendo l’accettazione pubblica, nel momento, per un’applicazione futura.
E’ più facile accettare un sacrificio futuro che un sacrificio immediato. Prima, perché lo sforzo non è quello impiegato immediatamente. Secondo, perché il pubblico, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che “tutto andrà meglio domani” e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato.
Questo dà più tempo al pubblico per abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo rassegnato quando arriva il momento.

5- Rivolgersi al pubblico come ai bambini
La maggior parte della pubblicità diretta al gran pubblico, usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, molte volte vicino alla debolezza, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente mentale.
Quando più si cerca di ingannare lo spettatore più si tende ad usare un tono infantile. Perché? “Se qualcuno si rivolge ad una persona come se avesse 12 anni o meno, allora, in base alla suggestionabilità, lei tenderà, con certa probabilità, ad una risposta o reazione anche sprovvista di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno (vedere “Armi silenziosi per guerre tranquille”).

6- Usare l’aspetto emotivo molto più della riflessione
Sfruttate l’emozione è una tecnica classica per provocare un corto circuito su un’analisi razionale e, infine, il senso critico dell’individuo. Inoltre, l’uso del registro emotivo permette aprire la porta d’accesso all’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o indurre comportamenti….

7- Mantenere il pubblico nell’ignoranza e nella mediocrità
Far si che il pubblico sia incapace di comprendere le tecnologie ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù. “La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza dell’ignoranza che pianifica tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare dalle classi inferiori”.

8- Stimolare il pubblico ad essere compiacente con la mediocrità
Spingere il pubblico a ritenere che è di moda essere stupidi, volgari e ignoranti…

9- Rafforzare l’auto-colpevolezza
Far credere all’individuo che è soltanto lui il colpevole della sua disgrazia, per causa della sua insufficiente intelligenza, delle sue capacità o dei suoi sforzi. Così, invece di ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e s’incolpa, cosa che crea a sua volta uno stato depressivo, uno dei cui effetti è l’inibizione della sua azione. E senza azione non c’è rivoluzione!

10- Conoscere agli individui meglio di quanto loro stessi si conoscano
Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno generato un divario crescente tra le conoscenze del pubblico e quelle possedute e utilizzate dalle élites dominanti. Grazie alla biologia, la neurobiologia, e la psicologia applicata, il “sistema” ha goduto di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia nella sua forma fisica che psichica.
Il sistema è riuscito a conoscere meglio l’individuo comune di quanto egli stesso si conosca. Questo significa che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un controllo maggiore ed un gran potere sugli individui, maggiore di quello che lo stesso individuo esercita su sé stesso
Andiamo quindi ad analizzare nel concreto come vengono applicate queste regole in Italia.

1- La strategia della distrazione
Parlare di tutto tranne delle cose che contano. Bene basta prendere come esempio il mezzo di comunicazione di massa più influente al momento, la televisione. In Italia esistono dei canali o programmi TV completamente dedicati a fatti o personaggi inutili, che inquinano la mente del telespettatore, lo impigriscono e lo regrediscono.
Basti pensare ai reality show, ai programmi di gossip, ai programma di cronaca nera.
Anche i telegiornali e i talk show con più alto share televisivo tendono a inserire in primo piano notizie futili, cercando di mettere in secondo piano o addirittura escludere del tutto notizie importanti come i dati economici o le decisioni del Parlmento o del Governo.
In questo modo chi è al potere può realizzare leggi per i suoi interessi personali danneggiando i cittadini senza che questo si sappia.
Il cittadino medio continua a vivere come un animale addomesticato nella sua ignoranza, distratto ogni giorno da episodi di poco conto, come ad esempio il caso Sarah Scazzi, il caso Franzoni o il delitto di via Poma. Episodi che succedono centinaia di volte in Italia ogni anno ma che i media, pilotati, tendono a tirarli fuori in maggior frequenza quando serve, magari quando c’è un voto di fiducia che non si vuole far conoscere alla massa. L’importante è tenere il pubblico occupato, non pensante o pensante su tematiche futili.

2- Creare problemi e poi offrire le soluzioni
Vecchi problemi, risolvibili, che escono con una tempistica perfetta. Basti pensare all’emergenza rifiuti in Campania. La chiamano emergenza ma dura da anni e non c’è la volonta di risolvere il caso al 100%. Meglio tenere aperta la porta per poter entrare e uscire quando si vuole. Oppure il caso di Lampedusa, ingingantito a dovere pur di non parlare di altro. Oppure lasciare che la città si riempi di buche sulla strada per lasciare modo al sindaco, in periodo di elezioni, di sistemarle. A prescindere dallo schieramento politico questi sono episodi che si verificano da decenni in Italia. Questo metodo del “problema-reazione-soluzione” è una delle tecniche preferite dai governi.

3- La strategia della gradualità
Privatizzare l’acqua potabile potrebbe essere inaccettabile per il paese, fare un inutile vaccino di massa antiinfluenzale pure, cambiare la Costituzione pure, fare un’amnestia dei reati pure. Spesso si fanno passare per esigenze dovute all’emergenza, ma insistendo piano piano, con apposite leggi e con il dovuto bombardamento dei mass media si arriva al dunque. Altro esempio è il caso della chiusura di Internet, la famosa legge Bavaglio o il blocco delle intercettazioni. Reiterando il tentativo un po alla volta si otterrà il risultato, se non subito, nel giro di qualche mese si otterrà il risultato.

4- La strategia del differire
“Pagare ora per salvarguardare il futuro dei nostri figli”, niente di più facile. Questo è solo uno dei messaggi che si utilizzano in maniera sistematica, per ottenere subito dalla massa (popolazione) quel che si vuole, dando delle prospettive per il futuro. Oppure “Datemi il voto perchè farò rinascere il Paese”, il popolo vota ingenuamente e poi si ritrova con un parlamento che fa i propri interessi.

5- Rivolgersi al pubblico come ai bambini
Questa tecnica consente di indebolire le difese dell’interlocutore. Se si parlerà al bambino che è in ogni persona sarà facile farsi accettare le idee. La cosa più facile è parlare di “pace nel mondo”, “esportare la democrazia” e altre belle fantasie che ogni bambino vorrebbe per poi rifilare missioni militari, spese e difficoltà.

6- Usare l’aspetto emotivo molto più della riflessione
Molti politici utilizzano la tecnica della PNL, la programmazione neolinguistica, che prevede l’utilizzo di un linguaggio proprio orientato all’emozione più che al contenuto. Sono tecniche di ipnosi che se utilizzate in maniera rigorosa consentono di ottenere ciò che si vuole dalle persone agendo sulle loro emozioni. Ad esempio si può essere contrari alla guerra, ma se un politico, dopo un attentato ad un soldato italiano utilizza la leva emozionale del momento è possibile che trascini tutti ad accettare una imminente missione militare, magari mascherata come missione di pace.

7- Mantenere il pubblico nell’ignoranza e nella mediocrità
Il sapere è potere. Bene, allora è importante che siano in pochi a sapere e soprattutto che siano queli che accettano il sistema. Quindi università di qualità solo per ricchi e tagli alla spesa pubblica a tutto spiano. Meno la gente sa, meglio è. Anche Internet diventa pericolosa, tutte queste informazioni che girano, senza controllo sono pericolose per ch è abituato a controllare sempre tutto. Facile che si arrivi ad un Internet limitato nei prossimi anni o in alternativa fortemente controllato. I primi tentativi di bloccare la libera espressione sul web sono stati già avanzati dal governo.

8- Stimolare il pubblico ad essere compiacente con la mediocrità
“Calciatori e veline, pupa secchione”. Basta dire questo per far capire come il potere sia riuscito a far si che i punti di riferimento siano mediocri e senza cultura. Il tutto supportato da uno dei valori più ignoranti che ci possa essere, il dio Denaro. Questo aiuta il potente a schiavizzare le persone, sapendo di poter contare sulla corruzione. Qualsiasi cosa sarà possibile con una mente ignorante, basterà trovare la giusta cifra.

9- Rafforzare l’auto-colpevolezza
“Cornuto e mazziato” si dice a Napoli. Dopo aver messo in difficoltà il cittadino normale con i punti precedentemente indicati, gli si fa credere che lui è il colpevole della sua disgrazia. Non è un sistema del potere corrotto, ma il cittadino.

10- Conoscere agli individui meglio di quanto loro stessi si conoscano
Il sapere consente a chi è al potere di poter studiare le masse e anche i singoli individui, conoscere le sue abitudini, anticipare le sue reazioni. Come il padrone con il suo cane, sa come gestirlo, cosa vuole sentirsi dire, cosa non si deve fare ma l’importante è che rimanga al suo guinzaglio. La tecnologia da questo punto di vista è un’arma a doppio taglio perchè consente da una parte la condivisione delle informazioni e il crescere comune, dall’altro, con strumenti tipo i social network di attingere informazioni riservate su singoli cittadini o su intere masse.

Marco

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